mercoledì 1 agosto 2007
salviamo il mare di Gela
Il nostro mare, una cretura da difendere e proteggere. E' triste vederlo così offeso: inquinamento dell'acqua, spiagge contaminate da ogni tipo di rifiuto. E' ora di prendere i giusti provvedimenti di salvare il nostro mare, di proteggerlo di farlo diventare il simbolo bello della nostra città così tanto vituperata. Questo blog è la mia speranza di risvegliare le coscienze dei Gelesi e di chi vuole usufruire del nostro mare. Ugo
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2 commenti:
Ci vuole poco per garantire un mare pulito:
1) potenziare il depuratore del Gattano; (per il COMUNE)
2) convogliare tutti i reflui nel depuratore consortile;(per il COMUNE)
3) dare la caccia spietata alle navi che sporcano (per la CAPITANERIA)
4)vigilare sullo stabilimento industriale (COMUNE E PROVINCIA)
5) non gettare rifiuti di alcun genere nè in acqua nè sulla spiaggia (PER I GELESI E NON)
uniamoci MARCO
I gelesi, come me non più molto giovani, ricorderanno senz’altro il nostro mare alla fine degli anni ’50 ed a seguire e tutto ciò che faceva parte all’attività primaria di allora prevalentemente marinaresca, turistica, balneare ed agricola.
Allora non vi era il consumismo di oggi e, conseguentemente, i rifiuti non erano costituiti da lattine, bottiglie di plastica, sacchetti di plastica, bottiglie di vetro e quant’altro non degradante in un arco di tempo breve. Lo scarto di allora era costituito tutt’al più da qualche sacchetto di carta gialla ed altro materiale verosimilmente molto più biodegradabile di quello attuale.
Il mare era limpido, cristallino, privo di rifiuti di alcun genere e popolato di meduse - che in genere prediligono acque non inquinate -, di molluschi e di una varietà di pesci abbondanti e prelibati.
Inoltre, nell'immediato dopoguerra, gli imprenditori, con una certa disponibilità finanziaria, avevano il coraggio di investire, rischiando in proprio senza il ricorso di finanziamenti pubblici, e quindi avevano tutto l’interesse di realizzare l’opera in tempi brevi per farla poi funzionare in modo da trarne reddito ed ammortizzare l’investimento.
Sorsero, infatti, diversi stabilimenti balneari tra cui il più importante il lido “la conchiglia”, fiore all’occhiello del territorio, ed altri minori quali il lido “eden”, ecc.
La città non superava i 30/35 mila abitanti e vi erano meno liquami che scaricavano a mare che allora non vi era alcuna traccia di catrame. Ricordo che i giovani si dilettavano a pescare conchiglie immergendosi ad una profondità di appena 3 metri.
La sabbia era bianca, pulita ed abbondante ed il lido “la conchiglia” sorgeva sul mare.
Si potevano fare lunghe passeggiate sul pontile sbarcatolo e assistere ai tuffi a mare che i ragazzini solevano fare dalla piattaforma finale del pontile. Si poteva passeggiare sul lungomare e non assistere alla visione di case abusive lasciate incomplete. Le case erano quasi tutte ad un piano e perfettamente rifinite.
Il degrado della nostra città incominciò subito dopo l’insediamento dello stabilimento petrolchimico dell’ENI che iniziò a costruire una barriera frangi flusso ed a scaricare a mare rifiuti tossici. Le navi petroliere in transito pulivano le stive scaricando a mare petrolio. Il mare si arretrò di molti metri mettendo in difficoltà l’allora famiglia Ventura, titolare del lido “la conchiglia” e, a causa del mare inquinato, anche tutti gli abitanti di Gela ed i turisti che allora giungevano copiosi da ogni parte della Sicilia per godersi la stagione estiva gelese all’insegna del bel sole, della sabbia pulita, del mare cristallino e delle belle scorpacciate di pesce fresco a basso costo.
A completare l’opera furono i cittadini di Gela che, dalla campagna a dal mare, passarono in maniera repentina all’impiego fisso e ad un reddito certo e costante che li indussero ad acquistare spezzoni di aree agricole (speculazione dei notabili del luogo) per edificarvi la loro abitazione, quella dei figli e dei nipoti, senza curarsi però di definirle l’esterno, né tanto meno di provvedere a costruire un depuratore per evitare di scaricare a mare le acque nere.
Come in una gara allo sfascio, anche i politici fecero la loro parte.
Tutti coloro che subentrarono all’on.le Aldisio, l’unico che fece qualcosa per Gela, non si sono preoccupati di curare il territorio, di allargare e potenziare il porto, ddi adeguare i depuratori (cosa che doveva essere fatta soprattutto in località Macchitella dopo l’insediamento dell’edilizia popolare), di attenzionare le navi petroliere in transito e di vigilare sullo stabilimento industriale.
I politici, inoltre, avrebbero dovuto promuovere una campagna di vera sensibilizzazione verso i giovani per far loro capire l’importanza per l’economia gelese di avere un mare ed un territorio puliti.
Tutti i giovani, durante le loro scorribande notturne, non dovrebbero gettare rifiuti a mare e sulla spiaggia, dovrebbero dimostrarsi più civili, educati e corretti con se stessi e gli altri.
Dopodiché Gela potrebbe rifiorire.
Agostino
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